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07/08/2008
Dergano, agosto di un anno che non c'è più
Quanto potrà avere? Settanta, settantacinque anni? Magro, molto o troppo magro; vestiti larghi e improvvisati: cappello nero fumo calcato sulle tempie, giacchetta grigia e pantaloni pure ma di un altro tono; camicia una volta bianca, ora non so; scarpe... beh, lasciamo perdere. Sono seduto sotto al bersò della trattoria tabacchi di Dergano, in un finale di pomeriggio che tende all'oscurità e penso al fresco che non c'è, che chissà se arriverà e quando; sto sorseggiando un bianchino; lui cammina un paio di volte avanti e indietro, poi descrive una specie di ampio cerchio, tipo di orientamento; quindi, si siede al tavolino di fianco. Non sono posti, questi, dove, se ti siedi, arriva il cameriere: la roba te la devi prendere tu al banco, cara grazia che ti lasciano lì seduto a riposarti; non pretendere nient'altro. Mi guarda; faccio finta che non ci sia; mi riguarda; mi parla: "ch'el scusa, sciur..." "sì..." "L'è no ch'el disturbi, ne? No, el sa, l'è che gh'è in gir nissun; adess, in agust, in tucc via e mi sun restà inscì per mi..." E' veramente buffo: quasi senza denti, radi capelli ma lunghi; parla come Gatto Silvestro o come Totò, quando dice "Qvisisana"; la testa in perenne movimento: destra, sinistra,scatto verso l'alto, poi di nuovo verso di me; gli occhi ne assecondano il movimento ma in senso opposto. Sono un po' tra lo scocciato e l'a disagio... " no, sciur, ch'el se preocupa no! El-el sa, (ogni tanto, tartaglia pure), mi-mi seri un grata, de giuin. El sa se voer dì grata?" "Sì, lo so: ladro..." "No ladro, sciur! I lader in quei che van a rubà in d'i cà! Mi seri un grata, de quei che roben i purtafoeui, d'ì tasc dei scuiri cume lù. Mi hu mai ruba alla vegeta, per dì o ala pora gent; mi 'ndavi sul tram, metem, vedevi un bal sciur grass, vestì ben e sensa che l'ù se n'incurgeva nanca... ssac, ghe fasevi el purtafoeui... Hu mai ruba d'ì gran robb, el sa? Poca roba, quater ghei... A mi, i danèe l'è no che me serviven a un quai coss: el sa, mi g'hu no la ca, ghe l'hu mai avuda; g'hu-g'humai avu la machina e tanti volt, g'avevi nanca la bicicleta, perchè quandu i pulisiot me purtaven via per un pù (el capiss se voeri dì, vera?), turnavi indrèe e la bicicleta la gh'era pù... A mi, i quater ghei me serviven per el bicerin, per mangiàa un quai coss... Gh'avevi l'arte, in d'ì man: i sciuri se 'curgeven de nient, el sa? Mi g'hu fa mai mal a nisun! Guai a facc mal a la gent, l'è minga roba de graa-grata, chela lì!" "Va bene, senta: ma perchè mi racconta queste cose? Che cosa c'entro io con tutto questo? Che cosa vuole da me?" "Uehi, dai, rabisses no... te set, l'è che uramai sun vecc e i mann in pù quei d'una volta. Ghe la fu pù a fa el mè mestèe, incoeu. E poeu, te l'hu dì: in tucc via, gh'è chi nissun che me cugnuss, ch'el g'ha voeuia de ufrimm un calis o dù... femm inscì, dai: mi tenti no de rubacc el purtafoeui, inscì lù l'è pussè quiet e el ciama no la pulisia; e ti te me ufriset un bicerin o dù de bianc. Inscì, evitum un reato e diventum amis. S'el te par?"

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23/04/2007
Lacrime. Alla Bolognina come al PalaMandela, Occhetto come Fassino, Mussi e gli altri. Ero a militare, stavamo facendo un giro con una R4 sgangherata, ci finì la benzina; lì vicino, un Festival dell'Unità: "Compagni, siamo a piedi..." In un attimo, i Compagni trovarono della benzina per noi e ci rimisero in marcia. Da allora, la benzina è veramente finita. Io non voglio pormi la domanda "ma ti ricordi che cos'era, il Partito?" Non mi sono mai piaciuti, i partiti... Certo che il Partito era cosa ben diversa: stava anche in via Jacopino da Tradate, nelle fabbriche, nelle officine, nei campi. Ora le fabbriche bruciano, i campi non ci sono più e le officine sono nelgi outlet; mio figlio, parlando di un suo amico, mi dice che è fortunato perchè ha il lavoro garantito fino al 2010. La domanda che mi faccio è questa: Fassino e gli altri (che non mi hanno mai rappresentato, sia chiaro) sono là per rappresentare una parte della sinistra. Rappresentare dovrebbe significare, se le parole contano, che si fanno portavoce delle mie istanze, dei miei interessi, del mio modo di vedere la vita. Ora: chi rappresentano i DS quando danno vita al partito democratico? Veramente, Fassino, pensi che questo fosse quello che gli elettori ti chiedevano? Andare con Rutelli? Mettere la religione cristiana al centro dell'Europa. Mi scuso, Onorevole, se le ho dato ancora del tu; ma sa, il tu si usa tra compagni. Ora credo che il lei sia molto più appropriato. Portatevi il peso di quello che avete fatto della sinistra, dalla morte di Enrico Berlinguer in poi.
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22/02/2007
Anni fa, a Milano per Rifo si presentava Cossutta, da votare obbligatoriamente. Così feci. Il governo cadde, perchè l'attuale Presidente della Camera si rifiutò di votare a favore dei bombardamenti su Belgrado. Poco dopo, risorse, perchè il buon Armando fece i Comunisti Italiani e, col suo appoggio, il nostro cielo diventò un trampolino di lancio. Ora sembra quasi che la storia si ripeta, protagonisti Rossi e Turigliatto. Michele Serra dice che dovevano dircelo prima, che avrebbero fatto le verginelle. Io dico che dovevano dircelo prima che, così come stanno le cose, devi per forza votare una maggioranza ove sono presenti i centri sociali e i boy scouts; così, solo perchè bisogna governare. Mi sembra il Milan, che, anzichè lavorare duro sui giovani, compra vecchi campioni cicciotti e vuol vincere i campionati: coi vecchi campioni cicciotti non si vince. Con una maggoranza che va dal diavolo all'acquasanta non si vince. Forse bisognerebbe che il Partito cominciasse a lavorare duramente sul territorio, per avere il 51% dei voti, così eviteremmo malintesi. Invece, si va a caccia di Follini, abbiamo una "sinistra" piena di democristiani e io mi devo accontentare di prenderlo comunque in quel posto; ma piano, con la vasellina e felice, perchè "stiamo" governando.
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14/02/2007
Lei dica Duca, che io dico Dico
Il Pastore Tedesco si scatena contro i Dico; gli fa eco don Camillo, che minaccia anatemi contro chi formalizza la propria unione di fatto (se lo fai ma non lo dici...). Stiamo parlando di capi di stato, capisci? Va bene che, insieme al capo dei Pellerossa ed a quello degli Aborigeni, sono tra i pochi al mondo a girare ancora in costume ma... sempre di capi di stato si tratta! Ma come: gli ambasciatori di USA ed Europa scrivono una lettera, dicendo che l'Italia dovrebbe impegnarsi di più in Afghanistan e viene fuori un gran casino (giustamente, per carità). Questi qua minacciano di mandare all'inferno anche i parlamentari che non si uniformano a quello che Dio gli avrebbe detto (a loro due) in estrema confidenza e noi non facciamo niente? Perchè? Perchè la chiesa non se la prende anche con i matrimoni civili? Perchè non manda un anatema anche a tutti quei parlamentari che sono divorziati e risposati? Perchè la chiesa non scomunica tutti quelli che dichiarano le guerre e tutti quelli che vanno a farle, anzichè occuparsi di contratti di affitto e reversibilità delle pensioni? E perchè le coppie omosessuali non possono adottare figli? Don Camillo parla di diritto naturale: ma se io sono omosessuale, sono più naturale se lo manifesto, se non faccio niente o se, contro natura, mi accoppio con una donna? Se sono omosessuale, mi ha fatto così questo Dio o ce n'è un altro che si occupa delle devianze? Qual è il problema? Che se gli omosessuali adottano un figlio lo fanno diventare omosessuale anche lui? Che gli omosessuali sono malati? Se è così, licenziamo immediatamente tutti gli insegnanti omosessuali, che educano e formano i piccoli per otto ore al giorno. Se è così, licenziamo immediatamente tutti i preti omosessuali, visto che fanno la morale ma, evidentemente, non la condividono. Se è così, cambiamo la Costituzione, che dice che non ci devono essere discriminazioni di sorta! Non mi piacciono questi Dico barzotti, bigotti. Non mi piace che la repubblica si lasci condizionare da una qualsivoglia religione, che, peraltro, continua ad ammettere i propri sbagli, sebben con secoli di ritardo.
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07/02/2007
Accidenti, ho scoperto di fare parte di una sparuta minoranza; e ciò è grave, perchè non essere assimilati, al giorno d'oggi, è pericoloso. Ho scoperto che non ci sono più in giro persone come me, che non accoltellano le vicine di casa, non uccidono poliziotti, rispettano il prossimo. Perbacco, io non sguazzo nelle curve degli ultras, non mi cibo di Grandi Fratelli (se non quelli del 1984...), più sono veline e più le detesto, mi interesso di politica, società, informatica, poesia, fotografia, musica... Non ho nemmeno un doberman che sbrana i vicini, non vado addosso agli altri sciatori. Ma perchè mi avete lasciato solo? Ogni volta che accendo la tele e guardo il TG, mi sembra di essere un esemplare più unico che raro! Eppure, mi pare che il mio ex capo faccia il volontario in oncologia; ho sentito di blogger che raccolgono fondi per i bambini poveri, altri che mi spiegano che devo spegnere le luci, per non rovinare il pianeta... Non credevo che il quadro fosse così desolante; pensavo che la società fosse migliore; invece, a quanto pare, siamo tutti delle bestie. Possibile? Veramente non c'è niente di meglio, in giro? Non sarebbe il caso di andare a caccia anche di esempi positivi, invece che dare spazio solo al nulla e al buio?
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31/01/2007
La parola FINE non esiste: tutto ruota, gira, compie mille evoluzioni e poi si ripresenta; magari, sotto un'altra forma, a volte più sottile, sfumata, perentoria; ma ritorna. Siamo tutti aggiogati al passato: perlina dietro perlina, ogni giorno compiamo azioni che ci condizioneranno, in tutto il futuro; una collana infinita, che portiamo sempre al collo, pur non avendone la chiara percezione. La parola FINE non esiste e non mi piace sentirmela in faccia: è una soave, perfida melodia che più volte ho sentito pronunciare ma... non mi interessa. Preferisco pensare all'eterno prolungarsi dell'attimo che precede l'orgasmo, tortura perversa, serie esponenziale di anelli indissolubili che, prima o poi, presenteranno il conto e pretenderanno soddisfazione. Quel che è stato sarà di nuovo, una quinta nascosta potrebbe diventare scenografia centrale e viceversa. Far fiorire il passato, reinterpretandolo al presente: questa è la sfida.

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24/01/2007
«Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere».
Questa la frase con la quale Leopoldo Pirelli si ritirava dall'ultima delle sue cariche del Gruppo, nel 1999. Mi soffermo un attimo sull'avverbio "tranquillamente": "Pirelli ed Agnelli ladri gemelli", gridavano gli operai alla Bicocca, negli anni '70; uno slogan esasperato, che non si adattava molto alla sua figura. Pirelli aveva un fratello socialista che, per le sue convinzioni radicali, non ha voluto occuparsi dell'impero di famiglia. Era uno che prendeva dalla città, dai suoi operai ma restituiva anche. Era uno che aveva bene in mente le condizioni di vita dei suoi dipendenti e non se le dimenticava, nemmeno quando doveva licenziare. Era uno schivo, cui non piacevano i vezzi dell'alta società. Era uno che, di Agnelli, diceva "lui è più intelligente di me, arriva prima sulle cose; ma poi si stanca, cambia interessi". Pirelli, invece, si definiva più ingegnere, uno che si applica, che sperimenta, che se va male questa volta andrà meglio la prossima. Pirelli era quello che ha assunto mio nonno, che gli ha dato una casa alla Bicocca (quelle riservate agli operai) per tutta la famiglia, un bel cinque locali (!), che gli ha consentito di mantenere la moglie, quattro figli e la suocera. Pirelli era uno duro, che si è spento tranquillamente perchè non aveva pesi sulla coscienza.
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28/09/2006
Si vive di orsacchiotti: almeno così mi piace pensare. Un orsacchiotto morbido, da stringere, coccolare; un Teddino marroncino, non importa che sia grande, va bene anche se è spelacchiato; ma che resti sempre con me, che non mi lasci mai. Che abbia voglia di starmi ad ascoltare, che mi faccia ridere, che mi consoli tutte le volte - e sono tante - che sono triste; che mi capisca, che mi veda fino in fondo, che apprezzi il mio torace quando lotta contro il mondo e sappia compatirlo, quando trema per le mille debolezze. Il mio Teddino me l'hanno rubato: portato via, rapito; non c'è più. Non era, forse, il massimo dei Teddini: per niente dolce, non mi coccolava, non mi stava ad ascoltare, non mi apprezzava; non era nemmeno spelacchiato e neanche marroncino... perchè rubare un Teddino così? Sai, è che non sono certo che me l'abbiano rubato: ho la paura inconfessabile che se ne sia andato lui o, peggio, che lo abbia perso io. Non ci posso pensare, sto malissimo solo all'idea. Magari mi sta cercando, magari si è solo perso; magari, invece, a volte si fanno (consiamente o inconsciamente) cose giuste: tipo lasciare libero un Teddino, quando temi che non sia felice con te. E' che è un mistero, per nulla buffo.

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07/10/2005

scherzo di
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02/09/2004
Egregi signori,
non è importante sapere chi sono io. E' sufficiente sapere che sono una persona molto intima di Ribl (o Liberitutti, Allorarolla, Alnilam, Ribelle, Gonzo o come volete chiamarlo); talmente intima da essere in possesso delle sue chiavi di accesso a Splinder e da essere stata incaricata di recarvi questo messaggio: Ribl è partito. O, meglio: è finalmente riuscito a partire. Ha iniziato il viaggio che, da tempo, desiderava intraprendere; un viaggio che lo porterà lontano o vicino (questo dipenderà anche da voi) ma, comunque, via dal quotidiano, dalla realtà greve di tutti i giorni, dalla noia, dall'oppressione delle cose comuni. Un viaggio di sogno, da sogno, nel sogno, alla ricerca della felicità.
Mi ha detto di salutarvi. Mi ha anche detto che si metterà presto in contatto con voi, tramite me, perchè, per viaggiare, ha bisogno della vostra fantasia e del vostro aiuto. Credo che stia lavorando ad un progetto comune, nel quale vorrebbe coinvolgervi; ma non ho elementi certi in mio possesso.
Non so quando ritornerà, se ritornerà. Per il momento, vi manda a dire che sta bene e che già la sola idea della partenza lo ha reso felice. Vi lascia questa immagine, come primo indizio.

scherzo di
liberitutti |
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Manifesto
Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.
(I. K.)

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